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Conosci chi fa Ricerca

Incontriamo Anna Scotti

Incontriamo Anna Scotti
Anna Scotti è professoressa associata presso il Dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano nel settore Analisi Numerica. Ci facciamo raccontare il suo percorso e i suoi interessi di ricerca.

“Dopo il liceo ero molto indecisa sulla scelta del corso di laurea, perché, per fortuna o sfortuna, mi piaceva un po’ tutto: la scienza, il design, le lingue… Alla fine mi sono iscritta a Ingegneria Aerospaziale al Politecnico. Una scelta che rifarei, perché mi ha dato un solido background di ingegneria, mi ha permesso di approfondire la fluidodinamica e soprattutto mi ha fatto incontrare per la prima volta la numerica, che ora è il mio lavoro.

Dopo la laurea mi sono spostata al Dipartimento di Matematica per fare il dottorato, su un tema per me completamente nuovo: la simulazione di mezzi porosi geologici.

Lo studio, tramite metodi numerici, dei processi che avvengono nel sottosuolo, quali il movimento di fluidi, le deformazioni elastiche, la fratturazione e le reazioni chimiche ha costituito una grande parte della mia ricerca negli anni. Si tratta di problemi per cui la possibilità di fare simulazioni, “esperimenti virtuali”, è cruciale dato che è molto difficile e costoso fare esperimenti reali, viste le scale spaziali e temporali in gioco. Inoltre, se in passato la ricerca era motivata principalmente dallo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi, oggi lo simulazione del sottosuolo è fondamentale per sviluppare strategie di mitigazione del cambiamento climatico, come lo stoccaggio a lungo termine della CO2, e garantirne la sicurezza. Per questo negli ultimi due anni ho coordinato un progetto, in collaborazione con colleghi di altre università, per lo studio del rischio di riattivazione di faglie causato proprio dalle attività umane che prevedono iniezione o produzione di fluidi dal sottosuolo.

Dal punto di vista metodologico gran parte della mia ricerca si concentra sullo sviluppo e l’utilizzo di metodi numerici che siano affidabili e convenienti quando dobbiamo considerare geometrie complesse: ad esempio un materiale stratificato, fratturato o che contiene inclusioni con proprietà fisiche diverse. Ho studiato metodi come gli eXtended Finite Elements o i Virtual Elements che, rispetto agli elementi finiti “tradizionali” permettono maggiore flessibilità in questi casi, e  sviluppato modelli “misto-dimensionali”, in cui le equazioni vengono scritte e risolte in domini di dimensioni diverse accoppiati fra loro: 2D e 1D, 3D e 1D, per rappresentare in modo economico ma comunque accurato geometrie sottili, come una faglia o un pozzo.

L’aspetto che mi piace di più del mio lavoro è… tutto, o meglio, la possibilità di seguire un progetto dall’inizio alla fine: sedersi con gli esperti per capire il problema, scegliere il modello matematico giusto, il metodo numerico più adatto, passare ore a programmare e alla fine, sedersi di nuovo con gli esperti per discutere i risultati.

Anche insegnare mi piace molto e in quest’ultimo anno sono uscita dalla mia confort zone per lavorare alla produzione di un MOOC (Massive Open Online Course) che combina coding, modellazione e numerica partendo da problemi reali (NdR: ecco il link al teaser del corso https://www.youtube.com/watch?v=bvGTobjFLIE)

Penso il lavoro del ricercatore sia affascinante, pieno di sfide e soddisfazioni, ma è anche facile cadere vittime della sindrome dell’impostore e sentirsi inadeguati in un ambiente competitivo. A me stessa, e ai più giovani che iniziano a fare ricerca cerco di ricordare che “il paragone è il ladro della gioia” e che avere storie, capacità e punti di forza diversi dagli altri è una ricchezza e non un limite.”